
Episode #64
Vishal Dadlani canta contro il governo: India, scarafaggi ed elezioni
Venerdì 2 ottobre, Mumbai, Shivaji Park. Vishal Dadlani, uno dei compositori più importanti di Bollywood, canta Mera Rang De Basanti Chola, la canzone legata a Bhagat Singh, il martire dell'indipendenza indiana impiccato nel 1931. Ma cambia una riga: "Gyanu, prendi la borsa e vai", rivolto a Gyanesh Kumar, il capo della commissione elettorale. Con lui sul palco Shabana Azmi, Naseeruddin Shah, il regista Vishal Bhardwaj. Dietro c'è il Cockroach Janta Party, nato il 16 maggio dopo che il presidente della Corte suprema aveva chiamato certi attivisti "scarafaggi e parassiti". Oggi la battaglia è sulla SIR, la revisione straordinaria delle liste elettorali: secondo Reuters, circa centotrenta milioni di nomi sono rimasti fuori dalle liste preliminari, in un paese di un miliardo e quattrocento milioni di persone. L'Indian Express ha rivelato che gli stessi vice di Gyanesh Kumar avevano sollevato obiezioni almeno quattordici volte in dieci mesi. E la musica, in India, non sta mai da una parte sola. C'è l'Hindutva pop, il genere nazionalista indù con centinaia di brani e milioni di visualizzazioni su YouTube, cantanti che scrivono jingle elettorali per il partito di governo, attrici come Hema Malini diventate parlamentari. E dall'altra parte c'è Azadi, lo slogan delle proteste studentesche diventato traccia elettronica, poi canzone del film Gully Boy, oggi di nuovo cantata nelle piazze. Nel 2021, durante le proteste dei contadini, un tweet di Rihanna scatenò una campagna coordinata di Bollywood contro di lei. Oggi la scena si ripete: qualche volto noto in piazza, molti altri in silenzio. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio Se la vuoi leggere la trovi su Substack. RSS per gli altri servizi audio IG: @giovodust / @ musicaemondo_news

