La Recensione
“Belladonna Nocturne”
Il canadese Daniel Lanois è stato definito da una rivista autorevole come “il produttore discografico più importante emerso negli anni Ottanta”. Al di là dell’evidente polarizzazione angloamericana del giudizio, chi c’era e ascoltava dischi a quell’epoca sarebbe probabilmente d’accordo. Lanois fu uno dei primi ad appropriarsi consapevolmente delle risorse tecniche maturate alla fine del decennio precedente, soprattutto in termini di ambientazione del suono e flessibilità del processo produttivo: non tanto i sintetizzatori, i computer, i campionatori, quanto i processori digitali (riverberi, delay), la disponibilità di un gran numero di tracce indipendenti, l’automazione dei banchi di missaggio, e non da ultimo il compact disc, che rendeva più trasparente ed effettivamente percepibile il lavoro di produzione. Il momento-chiave della carriera di Lanois, che era già cominciata alla fine degli anni Settanta, fu il lavoro al fianco di Peter Gabriel per So , uscito nel 1986, l’album di enorme successo che proiettò il cantante e autore britannico dalla relativa nicchia di un rock semi-sperimentale al mondo delle grandi star e delle classifiche. Nel frattempo erano venuti, per il canadese, altri lavori importanti: la collaborazione con Brian Eno per Ambient 4: On Land (come tecnico del suono) e per altri album di ambient music, e poi soprattutto, sempre con Eno, The Unforgettable Fire degli U2. In seguito – dopo So – il bellissimo primo album solista di Robbie Robertson, ancora gli U2, Bob Dylan, i Neville Brothers, ancora gli U2 e Gabriel, Bob Dylan, Emmylou Harris, e – solo per tagliare corto in un elenco foltissimo – Time Out Of Mind di Dylan, che contribuì a mostrare nel 1997 che Dylan aveva ancora molto da dire, con una nuova voce e un nuovo sound. Lanois ha pubblicato anche un certo numero di album propri, sia come singer-songwriter sia come autore-produttore di lavori di musica ambient (un concetto abbastanza fragile, ma bisogna dare atto a Lanois di esserne stato, con Brian Eno, uno dei fondatori). Belladonna Nocturne appartiene a questa seconda categoria, e riprende non solo il titolo ma anche l’articolazione interna e perfino la copertina di un album del 2005, Belladonna . Uno degli strumenti dominanti, anche perché più facilmente riconoscibile, è la pedal steel guitar (semplificando, la chitarra hawaiana), che è il primo strumento che Lanois imparò da ragazzo e che evidentemente non ha abbandonato. Non è usata con il lessico della musica country, della quale è uno dei timbri più caratteristici, ma ugualmente sfrutta la riverberazione, i glissandi, il registro acuto, che si integrano bene nell’estetica atmosferica di Lanois. Perché Nocturne ? Ci sono forse ragioni “filosofiche” per la scelta dell’autore. Ma ci piace immaginare che Lanois abbia lavorato a questo materiale di notte, senza un progetto rigoroso, “buttando giù” idee e sviluppandole man mano che si presentavano, per quanto eterogenee. È bello avere il tempo e le risorse per farlo.