INSIDE FINANCE
Rassegna Stampa Economica del 13 Settembre. A cura di Giuliano Casale
Rassegna stampa economico-finanziaria del 13 Settembre 2026, strutturata per macro-temi e basata sulle principali testate giornalistiche nazionali. Italia: consumi, famiglie, turismo e crescita reale Testate: Corriere della Sera / La Stampa Il turismo italiano chiude un’estate particolarmente positiva. Tra giugno e agosto vengono registrati 72,4 milioni di arrivi e 276 milioni di presenze, con una crescita complessiva del 2% rispetto al 2025. La permanenza media sale a 3,8 notti. Gli arrivi degli italiani aumentano del 2,1% e quelli degli stranieri dell’1,9%, mentre sul fronte delle presenze si registra un +1,6% per gli italiani e un +2,3% per gli stranieri. Il solo mese di agosto mostra un’ulteriore accelerazione: arrivi +3% e presenze +4,2%, con la clientela internazionale particolarmente dinamica e un aumento delle presenze del 4,4%. Anche il confronto internazionale è favorevole. Le piattaforme online indicano per l’Italia un tasso medio di saturazione del 61,8%, contro il 54,7% della Spagna e il 45,6% della Francia. Crescono inoltre i piccoli borghi sotto i 5.000 abitanti, che registrano un +5,6% degli arrivi. Tra i territori con i tassi di saturazione più elevati figurano Trentino al 67,3%, Sardegna al 67,2%, Friuli-Venezia Giulia al 66,3%, Veneto e Sicilia al 65,6%. Il quadro delle famiglie rimane invece più fragile. Tra il 2015 e il 2024 la spesa familiare è aumentata del 26%, mentre i prezzi sono cresciuti di circa il 21%. Dal 2021 i salari italiani registrerebbero inoltre un divario reale del -6,1% rispetto alle economie avanzate. Le spese meno comprimibili assorbono una quota molto significativa del bilancio familiare: abitazione, acqua, luce e gas rappresentano il 22,7% della spesa complessiva, gli alimentari in casa il 15,5%, i trasporti il 13,1%, la ristorazione il 7,5% e abbigliamento e calzature il 5,3%. La pressione maggiore arriva dall’energia. Ad agosto, con base media 2025 pari a 100, l’indice raggiunge 118,8 per i carburanti e 114,2 per i beni energetici, contro 103,9 dell’indice generale. Il turismo internazionale e l’aumento della permanenza media rappresentano quindi un importante ammortizzatore per l’economia italiana, soprattutto per hospitality, ristorazione, trasporti, servizi e territori minori. Energia, petrolio e carburanti: il principale rischio inflazionistico Testate: la Repubblica / Il Giornale / Il Fatto Quotidiano / La Verità / La Stampa Il caro carburanti rimane uno dei temi economici centrali. La benzina si attesta intorno a 2,10 euro al litro, mentre il gasolio raggiunge circa 2,208 euro al litro, con punte autostradali rispettivamente di circa 2,192 e 2,285 euro. Per il diesel è inoltre in scadenza lo sconto di 17,1 centesimi al litro. Il Governo valuta un possibile bonus una tantum da 100 euro destinato ai lavoratori dipendenti e autonomi. La misura non è ancora definita e dipenderà dall’andamento del rapporto deficit/PIL e dalle coperture disponibili, con l’aggiornamento Istat indicato per il 22 settembre. Tra le possibili coperture viene citato circa 1 miliardo di euro ottenibile dalla vendita delle riserve di gas acquistate nel 2022, oltre a possibili interventi finanziati dal comparto energetico e sostegni selettivi alle categorie maggiormente esposte. La principale fonte di rischio rimane però internazionale. La chiusura dell’oleodotto saudita Est-Ovest, lungo circa 1.200 chilometri e capace di movimentare circa 7 milioni di barili al giorno, riduce una delle principali alternative allo Stretto di Hormuz. I flussi verso Yanbu erano stati aumentati fino a circa 5-6 milioni di barili al giorno, rispetto ai 2,5 milioni precedenti, mentre il blocco di Hormuz avrebbe già determinato perdite cumulate vicine a 2,8 miliardi di barili. Lo scenario più severo riportato ipotizza un “doppio strozzamento” capace di coinvolgere il 22-25% dell’offerta mondiale di petrolio e circa 10 miliardi di dollari al giorno di commerci internazionali. Lo scenario base indicato dagli analisti porta il greggio verso 120 dollari al barile, mentre nello scenario estremo vengono ipotizzati picchi fino a 200 dollari. L’energia rimane quindi la principale variabile in grado di interrompere il processo di disinflazione, mantenere elevati i rendimenti obbligazionari e comprimere i margini delle aziende energivore. Casa, affitti e bonus: due facce del mercato immobiliare Testate: La Stampa / Il Sole 24 Ore Il caro-affitti assume una dimensione sempre più macroeconomica. Per un appartamento di circa 60 metri quadrati, il canone può assorbire fino al 76% della retribuzione media a Milano, 65% a Roma e 48% a Bologna. Il problema supera quindi la semplice questione abitativa. Bruxelles evidenzia il rischio che prezzi troppo elevati riducano la mobilità geografica dei lavoratori, rendendo più difficile per aziende e Pubbliche amministrazioni attrarre personale nelle città dove è maggiormente necessario. Parallelamente, l’Italia valuta un rafforzamento degli incentivi per la riqualificazione energetica degli immobili. L’ipotesi prevede di portare al 65% la detrazione sulla prima casa per interventi su infissi, condizionatori, pompe di calore, solare termico, schermature e cappotti. L’attuale assetto prevede invece il 50% per l’abitazione principale e il 36% per le seconde case. La dimensione economica del settore è significativa. Nel 2025 gli interventi Ecobonus monitorati valgono complessivamente circa 3,617 miliardi di euro, di cui 2,077 miliardi destinati agli infissi, 606,6 milioni a isolamento termico e cappotti e 371,5 milioni alle pompe di calore. Per mantenere livelli di agevolazione al 65%/36%, secondo le stime riportate, sarebbe necessario aumentare le risorse di circa il 15%, per un costo nell’ordine di 500 milioni di euro distribuito sulla rateizzazione decennale. Sul bonus mobili rimane invece una detrazione del 50% con un tetto massimo di spesa di 5.000 euro. Un eventuale rinnovo potrebbe coinvolgere poco meno di 300.000 interventi. Un sistema di incentivi selettivi sull’efficienza energetica può quindi sostenere edilizia, serramenti, impiantistica e tecnologie energetiche, mantenendo contemporaneamente il costo fiscale più controllabile rispetto alla stagione del Superbonus. BTP, tassi e conti pubblici: il rischio arriva più dall’estero che dallo spread Testate: Il Sole 24 Ore / La Stampa / Il Fatto Quotidiano Per i titoli di Stato italiani il principale rischio non sembra più essere lo spread, ma l’aumento strutturale dei tassi globali. Il costo medio delle nuove emissioni del Tesoro è salito al 2,94% nel 2026, rispetto al 2,75% del 2025. L’aumento del costo di rifinanziamento si trasferirà progressivamente sull’intero stock di debito, con un impatto particolarmente rilevante sulle scadenze più lunghe. Il giudizio relativo sull’Italia rimane però favorevole: lo spread con il Bund si mantiene sui livelli più contenuti dell’ultimo anno e mezzo e i recenti giudizi delle agenzie di rating confermano una percezione di maggiore stabilità del rischio sovrano italiano. Nel 2026 sono previste oltre 330 miliardi di euro di emissioni a medio-lungo termine. Anche in assenza di una nuova crisi dello spread, rendimenti internazionali persistentemente elevati finiranno quindi per aumentare gradualmente la spesa per interessi. Per l’investitore cambia quindi la lettura rispetto agli anni della crisi dell’euro: diminuisce il cosiddetto “premio Italia”, mentre aumenta il premio per la duration. Questo rende potenzialmente più interessante il tratto intermedio della curva, dove è possibile ottenere rendimenti significativi senza assumere integralmente il rischio tassi associato alle scadenze trentennali. Export, Cina, Mercosur e nuovi equilibri commerciali Testate: Il Sole 24 Ore / la Repubblica / Corriere della Sera La crescita cinese degli ultimi vent’anni rimane impressionante. Il PIL reale pro capite passa da circa 6.298 dollari nel 2005 a 25.067 dollari nel 2025. Nello stesso anno gli Stati Uniti raggiungono 76.931 dollari e l’area euro 56.677 dollari. La convergenza produttiva cinese risulta quindi molto più avanzata rispetto a quella dei redditi individuali. Il divario rimane ancora più evidente sul fronte dei consumi reali pro capite: 9.721 dollari in Cina, 27.429 nell’area euro e 52.632 negli Stati Uniti. Parallelamente prosegue la strategia italiana di diversificazione commerciale. La missione in Argentina e Brasile ha prodotto circa 1.300 incontri B2B nella sola Buenos Aires e due accordi con il Governo argentino, uno sulle materie prime e uno sulla politica industriale. L’obiettivo dichiarato è consolidare e superare il record dell’export italiano, attualmente nell’ordine dei 650 miliardi di euro, puntando verso circa 700 miliardi entro la fine del prossimo anno. La strategia non riguarda soltanto il Mercosur. Argentina, Brasile, Turchia, Repubblica Dominicana e Canada vengono indicati tra i mercati di diversificazione, ai quali si aggiungono India, Giappone, Corea del Sud, Balcani e Africa.